Nonostante le aspettative fossero molto alte, il “liberation day” non ci ha delusi. I tanto annunciati dazi reciproci e gentili solo alla fine arrivati e non sono n’è reciproci nè sono gentili. Sono pesanti, generalizzati e non fanno prigionieri. Mercoledì “The tariff man” ha imposto dazi pesantissimi praticamente al mondo intero. Non ha risparmiato neppure le isole Mc Donald (lì ci sono solo i pinguini), e l’atollo Diego Garcia (luogo così inaccessibile nell’Oceano Indiano che non c’è nessuno, neppure i pinguini. C’è soltanto una base militare americana).

Il metodo
All’annuncio Donald si è presentato con una lunga lista formata da tre colonne: nella prima i nomi dei paesi praticamente di tutto il mondo, nella seconda i dazi (o presunti tali) subiti dagli Usa, nella terza i dazi che gli Stati Uniti imporranno al paese (questi invece molto reali). Insomma così semplice che persino uno studente di giurisprudenza potrebbe capire. Quello che invece nessuno ha ancora capito è da dove siano saltati fuori questi numeri.
L’Unione Europea, per esempio, impone sui beni Usa dazi attorno all’1,3% (rispettando il regolamento del WTO) e pur volendo considerare l’iva un dazio (ANCHE SE L’IVA NON È UN DAZIO), comunque si arriverebbe al 22% circa, quindi lontanissimi dal 39% che vediamo nella tabella. E allora da dove salta fuori questa roba?
La formula magica
La stessa amministrazione Trump ha candidamente ammesso che è pressoché impossibile calcolare con precisione i dazi imposti (o presunti tali) agli Usa. Il commercio internazionale è roba complessa eppure da qualche parte bisognava pur partire, ed hanno deciso di cominciare (e finire) dal disavanzo commerciale.

Per calcolare i dazi quindi è stata usata una formula piuttosto semplice, alla portata persino di un italiano medio: il deficit commerciale americano rispetto a quello specifico paese divisio per l’ammontare totale delle esportazioni verso gli Usa di quel paese. Il tutto “aggiustato” da due correttori (elasticità e grado di trasmissione dei dazi). Facciamo un esempio: nel 2024 il deficit commerciale americano con Ue è stato di 235,6 miliardi, mentre le esportazioni totali dell’Ue verso gli Usa ammontavano a 605,7 miliardi. Quindi 236,6 miliardi : 605,8 miliardi = 0,39. Grazie infine allo sconto concesso da Trump del 50% (dopotutto sono dazi “gentili”) si arriva finalmente al numero magico 20% (arrotondando per eccesso).
Dal punto di vista puramente economico, questa formula non ha alcun senso. Non si è capito da dove sia stata tirata fuori (alcuni sostengono sia stata presa dall’intelligenza artificiale). Le conseguenze però di queste azioni sono invece piuttosto chiare a tutti.
Le conseguenze
Trump, con l’annuncio di mercoledì, ha riportato l’America indietro di oltre un secolo. Gli Usa infatti hanno avuto un simile livello di protezionismo commerciale fino all’inizio del ventesimo secolo. Poi loro stessi hanno contribuito ad abbattere le barriere doganali, aumentando così l’interscambio commerciale mondiale, che ha portato ad un rapido e significativo arricchimento del mondo intero.
I giorni immediatamente successivi all’annuncio sono stati frizzantini. Le borse del mondo intero sono crollate e per gli americani (che depositano i loro risparmi nei fondi pensione) ciò ha significato una forte erosione dei loro risparmi. Il peggio però deve ancora arrivare.
Per gli americani, infatti, i prossimi mesi saranno complicati. Le scarpe Nike, l’iPhone di Apple, le auto, l’abbigliamento, tutto costerà di più, molto di più. L’inflazione tornerà a mordere ed il potere d’acquisto tornerà a calare, come e più che nel periodo post pandemia. Se la situazione non dovesse cambiare, è difficile persino immaginare un qualche tipo di miglioramento, anche nel medio periodo. Infatti anche se, a causa dei dazi, gli Usa tornassero a produrre scarpe, queste sarebbero prodotte da lavoratori americani, con stipendi americani e non da vietnamiti con stipendi vietnamiti. Quindi finirebbero col costare molto di più. Stesso discorso si può fare con praticamente tutti gli altri beni che gli Stati Uniti importano dal resto del mondo.
Le ragioni politiche
La cosa più sconcertante, in questo scenario molto sconcertante, è che non si riescono a capire le ragioni di tutto questo. Per alcuni, Trump vorrebbe usare i dazi come un’arma di ricatto per strappare accordi vantaggiosi con gli altri paesi. Questa ricostruzione però, ad oggi, non regge. Infatti con Messico e Canada le cose sono andate diversamente. Trump ha imposto pesanti dazi nei loro confronti. Quindi hanno trovato un accordo per eliminare i dazi. Fin quando a Trump l’accordo, che aveva sottoscritto lui stesso, non piaceva più ed ha imposto nuovamente i dazi.
Le ragioni economiche
Per altri, l’obiettivo di Trump è quello di far andare in recessione l’economia per costringere la Fed a tagliare i tassi d’interesse, rendendo così più sostenibile il debito pubblico americano. Comunisti e complottisti a parte, credo nessuno possa ritenere buono un piano che porti l’economia in recessione. Inoltre a causa dell’aumento dell’inflazione (causata proprio dai dazi), probabilmente la Fed non potrà tagliare i tassi. Sempre in merito alla riduzione del debito pubblico americano, alcune voci non mainstream sostengono che Trump abbia volutamente fatto crollare i titoli azionari mondiali, per “costringere” i mercati tornare forte sull’obbligazionario, e a comprare, nello specifico, i treasury usa, così da ridurne i rendimenti.
La risposta degli altri
Trump ha fatto la sua mossa (e che mossa), ora toccherà agli altri rispondere. Vedremo se il mondo intero deciderà di “coalizzarsi” contro gli Usa (ed in questo caso Donald avrebbe isolato l’America dal mondo intero), oppure se si andrà in ordine sparso. Nel frattempo Giappone, Cina e Corea del Sud sembrano già pronti alla contro offensiva: infatti hanno annunciato la volontà di rafforzare la loro cooperazione commerciale per arrivare ad un accordo di libero scambio. Intanto per l’altro grande attore economico del mondo, l’Unione Europea, ormai ultimo bastione del libero scambismo, è arrivato il momento di compiere delle scelte. Potrebbe rispondere ai dazi con altri dazi (magari tassando le big tech americane), facendo così esplodere una guerra commerciale dagli effetti nefasti. Potrebbe però anche rispondere al protezionismo con il liberalismo, e quindi stringere nuovi accordi commerciali col resto del mondo (Mercosur, Aslan etc), non abbandonando così quel sistema economico che ha reso l’Europa tanto ricca.


