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L’ultimo giorno di Gaza: la campagna europea contro il genocidio

9 maggio 2025: l’ultimo giorno di Gaza

Liberato ha scritto la canzone 9 Maggio, una canzone d’amore, in cui si parla di un abbandono, e nella medesima data vi parliamo di un altro abbandono: quello dei palestinesi.

Nove maggio m’è scurdat’
[…]
Nun m’ sient’, nun m’ piens’
Tengo o’ core che nun può purtà paziènz

Dal 5 maggio scorso la Striscia di Gaza è tornata ad essere sotto assedio di un’escalation militare. Netanyahu ha approvato il piano per l’occupazione. Il 7 Ottobre, per i meno informati l’inizio di tutto, è il giorno dal quale sono iniziati gli attacchi da parte di Hamas verso Israele, ma come ben sappiamo la storia è molto più lunga. Oramai i morti sono saliti a quota 51 mila e 170 mila sono gli edifici distrutti, con il sostegno dell’amministrazione Trump e il silenzio delle cancellerie europee, oggi 9 maggio è “l’ultimo giorno di Gaza“. Questa campagna, lanciata da un gruppo di intellettuali, scrittori, giornalisti, docenti universitari, si rivolge all’Europa e a tutto il mondo occidentale, ed è stata già sottoscritta da tantissime personalità del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo.

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La locandina della giornata dedicata a Gaza.

“Se Gaza muore, moriamo anche noi“

L’umanità intera, la cultura giuridica mondiale, la politica, sono ormai sordi all’allarme lanciato dal grido dei bambini palestinesi. L’azione attiva è attraverso i social, oggi, in concomitanza con la Giornata dell’Europa, siamo invitati  tutti a postare su internet e sui social contenuti di qualunque genere – foto, video, testi scritti, testimonianza, accompagnati dagli hashtag #ultimogiornodiGaza o #Gazalastday

L’indifferenza mondiale alla situazione critica di Gaza rende possibile ciò che sta avvenendo nella Striscia: un genocidio. Gaza siamo tutti noi, e se permettiamo quello che sta succedendo a Gaza, se diamo il via libera ad ogni violazione del diritto internazionale, poi diamo il via a qualsiasi forma di violenza, di strage, di odio ingiustificato e di crudeltà. 

Noi, italiani, europei, umani. Per rompere il silenzio colpevole abbiamo il dovere di testimoniare la nostra angoscia con la presenza in piazza e attraverso la rete, l’unico attraverso cui possiamo vedere Gaza, ascoltare Gaza, piangere Gaza. 

Nulla può bastare di fronte all’immensità della tragedia che si consuma in Palestina, ogni testimonianza è importante, e ciascuno può fare la propria parte attraverso azioni semplici per fare qualcosa per opporci allo sterminio, per tentare di fermare la strage: 

  • Unirsi a dirette, webinar o spazi di discussione online promossi da attivisti, giornalisti e ONG.
  • Postare contenuti sui social con gli hashtag #GazaLastDay e #LUltimoGiornoDiGaza.
  • Cambiare l’immagine del profilo con grafiche simboliche legate alla campagna.
  • Scrivere post o condividere testimonianze e informazioni verificate su quanto accade a Gaza.
  • Partecipare a presìdi, manifestazioni o flashmob.
  • Diffondere arte, poesie, disegni, video o altri contenuti creativi di resistenza e solidarietà.

Nel frattempo, i governi mondiali restano in silenzio

Il Governo italiano è inerme, non prende posizione di fronte alla morte e alla distruzione, di fronte ai crimini contro l’umanità di cui Israele continua a macchiarsi, nei confronti del popolo palestinese. Oggi tutti chiediamo che gli Stati europei fermino immediatamente l‘invio di armi, che il diritto umanitario venga riaffermato. L’Italia è tra uno degli stati fornitori di armi per Israele, insieme alla Germania per il 30% e gli Stati Uniti al 69%. 

La fame a Gaza sta decimando la popolazione, che sta affrontando una crisi  di proporzioni apocalittiche. Dal 2 marzo Israele ha imposto un blocco totale su tutti i valichi di frontiera, e gli oltre 2,2 milioni di abitanti  palestinesi soffrono la fame. Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni unite (WFP) ha esaurito tutte le scorte di cibo all’interno del territorio. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha classificato la situazione come una delle peggiori crisi umanitarie a livello mondiale. 

Mentre il mondo sta a guardare, lo Stato ebraico lentamente sta decimando la popolazione della Striscia. Che la si chiami Nakba o Shoah, è in atto un processo di distruzione di massa senza precedenti, ed oggi è il nostro giorno per poterlo urlare ancora più forte al mondo.

Chi non vuole ascoltare, ora deve aprire le orecchie.
Chi non vuole guardare, ora deve aprire gli occhi.

Per una Palestina libera, per un popolo libero e per il diritto alla vita.

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