Al momento stai visualizzando Odissea: polemiche sul nuovo film di Christopher Nolan

Odissea: polemiche sul nuovo film di Christopher Nolan

Odissea di Christopher Nolan, regista premio Oscar per Oppenheimer, è sicuramente uno dei film più attesi di questo 2026. Ma già con le prime immagini ufficiali, e poi con i trailer, la pellicola si è trovata al centro di numerose discussioni. Esse riguardano in particolare i costumi e il cast, giudicati nell’insieme storicamente inaccurati. Si tratta di polemiche sterili o giustificate?

Odissea : il ritorno del Cavaliere Oscuro

Partiamo dai costumi. Nella realtà i guerrieri della tarda Età del Bronzo (XIII – XII secolo a.C.) vestivano pesanti armature – indovinate un po’ – in bronzo. Esse erano progettate per una protezione completa e ce lo dimostra la panoplia di Dendra. Si tratta di una corazza risalente a più di 3000 anni fa e ritrovata nel 1960 in una tomba vicino a quella che fu Micene. È una delle più antiche armature a piastre complete scoperte in Europa. È composta da 15 pezzi principali, tra cui una corazza in piastre di bronzo battuto unite da cerniere e cinghie, a formare una sorta di “tubo” rigido intorno al torso. Poi spallacci, protezioni per il collo, ascelle e avambracci, gambiere e fasce pendenti sulla vita. L’elmo è conico e rivestito di zanne di cinghiale lavorate.

Panoplia di Dendra (Archaeological Museum of Nafplion)

Omero, che visse secoli dopo gli eventi della guerra di Troia, mescola fatti storici, tradizioni orali ed elementi del suo tempo. Spesso enfatizza la fattura di tali equipaggiamenti, soprattutto nei momenti di vestizione che precedono le battaglie. L’armatura di Agamennone, re di Micene, per esempio viene descritta come opulenta e finemente lavorata, con elementi in metalli preziosi e fasce smaltate in diversi colori. L’elmo, invece, ha un aspetto maestoso grazie ai pennacchi di crine di cavallo.

Tutt’altra cosa sarà l’armatura indossata dall’Agamennone interpretato da Benny Safdie in The Odyssey. Nei trailer essa appare sì imponente e minacciosa, ma ben diversa dalla controparte omerica. È infatti di colore nero opaco, cupa, dalle linee stilizzate e moderne, con una vistosa colonna vertebrale dorata dietro la schiena. La costumista Ellen Mirojnick ha disegnato l’armatura per comunicare potere e ricchezza, ispirandosi ad alcune daghe micenee di bronzo scurite con l’ausilio di tecniche antiche. A molti ha ricordato perfino un costume da cinecomic, e i parallelismi con Batman non sono affatto mancati. Nolan ha risposto alle critiche evidenziando come la nostra conoscenza dell’Età del Bronzo sia frammentata, e dunque come ogni cambiamento rispetto alla storia e al mito sia legittimo se funzionale al racconto in quanto finzione, e non documentario.

l’Agamennone di Odissea (sinistra) contro quello del videogioco Total War Saga: Troy (destra)

Nell’ultimo trailer compaiono anche quelli che probabilmente saranno i Lestrigoni: giganti primitivi e cannibali che nel decimo canto dell’Odissea massacrano gran parte degli itacesi, costringendoli alla fuga. Nolan sceglie di non rappresentarli come selvaggi sottosviluppati con le grazie al vento, ma piuttosto come guerrieri protetti da pesanti armature argentee e dal design quasi medievale. Anch’esse sono lontane dallo standard del periodo di riferimento e al limite dell’anacronistico.

i Lestrigoni in Odissea (2026), di Christopher Nolan

In generale i costumi, e in particolare le armature, sono stati giudicati troppo cupi e minimal; più vicini all’aspetto che avrebbero avuto in periodi successivi all’Età del Bronzo, come la Grecia classica (V-IV secolo a.C) ed ellenistica (III-I secolo a.C). L’intera pellicola sembra avere un aspetto abbastanza dark: dalla fotografia poco satura alle scenografie desolanti. Un approccio in linea con il resto della filmografia del regista (Nolan non è celebre per i colori accesi). Dunque i costumi, pur essendo storicamente inaccurati, risultano coerenti con il linguaggio estetico generale. Per il resto entra in gioco il gusto personale.

Il cast di Odissea

Ma le discussioni più accese riguardano il cast e alcuni interpreti in particolare. Per esempio il rapper Travis Scott, che vestirà i panni di Demodoco, il bardo cieco alla corte dei Feaci che nel canto VIII racconta le gesta degli achei durante l’assedio di Troia, compreso “l’inganno del cavallo”. Una scelta eccentrica quella di Nolan, che lui stesso giustifica come un tentativo di evidenziare la natura orale e poetica dei testi omerici, caratteristiche che li accomunano – secondo lui – al rap contemporaneo. Non ci aspettiamo di certo una performance canora rappata, ma piuttosto una comparsata breve utile per introdurre i flashback relativi alla guerra.

Nel cast è presente anche Elliot Page, attore transgender celebre per aver vestito i panni di Kytty Pryde nella saga di X-Men e della protagonista di Juno, commedia romantica del 2007; entrambi ruoli precedenti alla sua transizione, quando ancora era conosciuto come Ellen Page. Di recente sui social ha iniziato a circolare una voce che lo vedrebbe come interprete di Achille. Il “Piè veloce”, infatti, a un certo punto dell’Odissea viene evocato dal Regno dei morti. Ovviamente l’accostamento Elliot Page – Achille ha scatenato l’ira di parecchie persone.

Si tratta – però – di rumor senza fondamento. Probabilmente fatti circolare da account che hanno interesse nel fare “rage-baiting” online, provocando il dissenso – e purtroppo anche l’odio – di determinate fasce di pubblico un po’ più suscettibili (non ditegli cosa facevano veramente Achille e Patroclo nella loro tenda altrimenti gridano al “woke“). In ogni caso il ruolo di Page, a oggi, non è stato ancora confermato. Con tutta probabilità sarà Elpenore, compagno di Odisseo che muore ubriaco cadendo dal tetto del palazzo di Circe. Speriamo che Nolan gli faccia fare una fine più degna. Proprio come Achille, rivediamo Elpenore nel canto XI come anima evocata da Odisseo.

Elliot Page in Odissea

Confermato – o meglio “confermati” – sono i ruoli assegnati all’attrice Lupita Nyong’o, nata in Messico ma originaria del Kenya. Interpreterà sia Elena che sua sorella Clitennestra, rispettivamente regine di Sparta e Micene. Nell’Odissea di Omero Elena compare nel quarto canto, quando insieme al marito Menelao accoglie il giovane Telemaco a Sparta. Clitennestra, invece, è già morta durante gli eventi del poema, ma viene nominata più volte in quanto assassina di Agamennone, suo marito, che era appena ritornato da Troia (una lunga storia di bugie, tradimenti e figlie bruciate vive). Il motivo della polemica è semplice: si tratta di un’attrice nera. Questo basterebbe, secondo molti, a impedirle di vestire i panni della “donna più bella del mondo”, la cui contesa portò proprio alla guerra di Troia (come se la Nyong’o fosse brutta).

Nelle sue opere Omero si limita a descrivere l’incommensurabile bellezza di Elena e non i tratti fisici, illustrati poi da autori successivi. Certo: è difficile immaginare una regina spartana di colore. Ma a questo punto chi si lamenta di ciò dovrebbe alzare torce e forconi anche per tutto il resto del cast, che di greco – o quantomeno mediterraneo – non ha assolutamente nulla. Attaccare solo questa scelta di casting e non quella di Matt Damon nei panni di Odisseo, oppure Tom Holland come Telemaco o Anne Hathaway come Penelope, è il classico “doppiopesismo” ipocrita e anche abbastanza razzista mascherato da interesse per l’accuratezza storica.

Lupita Nyong’o

In ogni caso il cast, che conta anche Zendaya nel ruolo di Atena, Robert Pattinson in quello di Antinoo e Charlize Theron in quello della ninfa Calipso, risulta perfettamente in linea con la tradizione dei blockbuster americani che cercano di adattare opere appartenenti ad altre culture. Una rosa di interpreti diversificata e pop: non il massimo della fedeltà rispetto al materiale di partenza, ma specchio del cinema contemporaneo e del suo autore, sicuramente uno dei registi più “pop” degli ultimi anni.

Il confronto con Troy

Tutte queste polemiche hanno portato inevitabilmente al confronto con Troy, del 2004. La pellicola vede Brad Pitt nei panni di Achille ed Eric Bana in quelli di Ettore, oltre che Orlando Bloom come Paride, Diane Kruger come Elena di Sparta e Sean Bean come Odisseo. Si tratta di un film che cerca di mettere in scena una guerra di Troia “storicamente accurata” piuttosto che l’Iliade in senso stretto, dalla quale comunque riprende gli eventi principali. Tantissimi avvenimenti, però, vengono tagliati e altri completamente stravolti. Spariscono anche gli dèi e ogni sorta di elemento fantasy, che nell’opera di Omero invece risultano cruciali. Poi la narrazione si concentra quasi esclusivamente sulla figura di Achille, che sì è centrale nell’Iliade, ma non così tanto da rendere gli altri personaggi quasi delle comparse.

locandina di Troy (2004), di Wolfgang Petersen

Sul piano estetico, Troy è agli antipodi dell’Odissea di Nolan: più caldo nei colori, che in generale richiamano il bronzo e la luce solare. Un approccio, quello del film con Brad Pitt, molto meno tragico e oscuro, ma piuttosto fisico e spettacolarizzato. Anche Troy è un blockbuster, ma non ha nulla di autoriale: l’immaginario ricorda l’Età del Bronzo, ma è talmente generico da risultare quasi stereotipato. Anche qui le armature sono tutt’altro che storicamente accurate, nonostante a oggi vengano percepite come tali. Il cast, invece, soffre dello stesso problema imputato a quello di Nolan: nessun attore dai tratti greci o mediterranei (a parte forse Eric Bana).

Insomma, da un lato Troy ha cercato di trasformare il mito in storia, scaricandolo di qualsivoglia pathos epico. Dall’altro Nolan sta tentando di elevare il mito a leggenda, dimostrando come certe storie siano talmente grandi e universali da poter essere ancora plasmate, a patto di avere rispetto nei loro confronti e una buona dose di maestria in quello che si fa. Starà facendo il passo più lungo della gamba? Lo scopriremo solo guardando il film, in uscita il prossimo 16 luglio.

Lascia un commento