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Baselga di Pinè torna nel Medioevo

Si sono concluse con grande partecipazione e interesse le giornate dedicate a “A spasso nel tempo: il Medioevo Trentino”, l’iniziativa che ha animato Baselga e le sponde del lago di Serraia, riportando l’Altopiano all’epoca delle sue origini comunitarie, risalenti al 1253 con la nascita della Magnifica Comunità Pinetana. L’evento è stato promosso in sinergia con il Comune, la Comunità di Valle, l’Apt di Trento e la federazione «FederReti».

“Noi nella Storia”: persone del 1253

Protagonista e mente organizzativa dell’evento è stata l’associazione “Noi nella Storia”, sodalizio attivo dal 2005 e presieduto da Gabriele Sighel. Come ha spiegato il segretario Luca Bonvicini, dopo anni dedicati alle note rievocazioni del periodo napoleonico (1796-1797), l’associazione ha voluto inaugurare un nuovo percorso storico incentrato sul Medioevo: per una settimana il centro e il lungolago si sono trasformati in un vero e proprio borgo medievale a cielo aperto, tra accampamenti d’epoca, figuranti in costume, dimostrazioni di antichi mestieri, cibi tradizionali e momenti di spettacolo che hanno coinvolto famiglie, residenti e numerosi turisti.

Cultura e divulgazione dal Medioevo per Baselga

Accanto alle sfilate e alle attività rievocative, il programma si è distinto per l’alto profilo culturale dei suoi approfondimenti storici, ospitati presso la biblioteca comunale, che hanno visto la partecipazione di autorevoli studiosi ed esperti, delegati dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli:

  • Esther Basile (dell’Istituto Filosofico di Napoli), che ha catturato l’attenzione della platea con la conferenza serale incentrata su “Le donne e il Medioevo: rappresentazione di un immaginario”, delineando la figura, il ruolo sociale e la dimensione intellettuale e spirituale femminile dell’epoca; l’intervento si è soffermato in particolare sulla figura di Christine de Pizan, straordinaria pioniera delle lettere e della rivendicazione del ruolo della donna nella società medievale;
  • Maria Rosaria Rubulotta, protagonista dell’incontro-laboratorio “Codici miniati: viaggio nei Manoscritti”, , un affascinante percorso dedicato alla produzione libraria antica, all’arte degli amanuensi e alla trasmissione dei codici; l’esperta ha guidato i partecipanti alla scoperta delle tecniche delle maestranze e delle miniatrici, analizzando nel dettaglio l’evoluzione degli stili e i materiali impiegati, dalle pergamene ai pigmenti preziosi;
  • Raffaele Caliendo, che ha condotto una disamina su “L’umiltà come ascesa: San Francesco nella tradizione mistica medievale”, approfondendo le implicazioni teologiche, sociali e spirituali del movimento francescano nel contesto del suo tempo; la relazione ha proposto un suggestivo confronto teologico tra Francesco d’Assisi e Meister Eckhart, interrogandosi proprio sui confini e le peculiarità della via mistica e ponendosi la questione nodale se la figura di Francesco possa essere pienamente inscritta nella tradizione mistica medievale;
  • Michele Di Napoli, intervenuto con una dettagliata analisi incentrata su “Il Cantico di San Francesco: storia e filologia”, testo cardine tanto della letteratura delle origini quanto della spiritualità medievale. . Lo studioso ha condotto il pubblico nel cuore dell’indagine filologica, illustrando con rigore metodologico l’articolato stemma codicum dell’opera per ricostruire la fitta ramificazione dei testimoni manoscritti e la genealogia attraverso cui il testo è giunto fino a noi.
Membri di “Noi nella Storia” sullo sfondo, in compagnia degli ospitati.

Un bilancio positivo tra identità, studio e spettacolo

L’iniziativa si è chiusa con un bilancio ampiamente positivo, confermando come la passione per la storia locale possa diventare un potente strumento di coesione civica e di attrazione culturale. Riuscendo a far dialogare la suggestione scenica della rievocazione con la profondità della ricerca archivistica e filosofica, l’associazione “Noi nella Storia” ha dimostrato che la memoria del passato non è semplice nostalgia, ma un patrimonio vivo capace di parlare al presente. Per l’Altopiano di Piné l’appuntamento ha rappresentato non solo un viaggio indietro nei secoli, ma una solida premessa per dare continuità a nuovi percorsi di valorizzazione storica e comunitaria anche nelle prossime stagioni.

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