Novità e modifiche dei programmi scolastici a partire dal 2026/2027. Il ministro dell’Istruzione Valditara ha anticipato alcuni punti per la scuola al Giornale. Si tratta di uno sguardo avanti o di un ritorno al passato?
A chi si rivolgono le novità?
I programmi scolastici sono stati ridisegnati e modificati per le classi che comprendono alunni dai tre ai quattordici anni. Dunque tutta la scuola dell’infanzia ed il cammino (già di per sé tortuoso) delle scuole medie. Sì, è stato il periodo peggiore della nostra vita. I pochi ragazzi popolari che hanno vissuto bene quell’incubo, al 90% adesso hanno fatto una brutta fine…
La professoressa di Didattica e Pedagogia speciale dell’Università di Bari Loredana Perla ha guidato il team volto ad effettuare l’elaborazione delle modifiche. Si tratta di un team di professionisti, tra cui importanti ed esperti docenti delle più prestigiose università italiane. L’intento dichiarato era quello di “svecchiare” l’ultimo aggiornamento in questo campo, risalente al 2012 (Te lo ricordi sicuramente quell’anno perché ci doveva essere la fine del mondo. Non sappiamo ancora se sia stato davvero un bene che tutto questo sia continuato. Almeno ci saltavamo il Covid).
Io canto
Il ministro Valditara ci dice di più. Tra le tante novità c’è da sottolineare l’estrema attenzione e, quasi del tutto nuova, al canto e soprattutto, più in generale, alla musica. Ben noto è che la disciplina si studia già attualmente soprattutto alle scuole medie (Il vicino che sente suonare per dieci ore di fila il flauto lo sa bene. Se il vicino sei tu, ti mandiamo un forte e caloroso abbraccio).
Però ci sono delle novità, come già accennato. Si prevede la nascita di diversi progetti volti alla comprensione della musica e proprio per citare il ministro «alla civiltà musicale». Importante attenzione al canto in coro. Ringraziamo tutti il violinista Uto Ughi per aver lavorato a questo progetto, adesso le recite natalizie saranno più infinite che mai.
Niente più geostoria
Ecco qua. Niente più geostoria. Scusate se nutriamo un po’ di paura. Valditara dice proprio «L’idea è di sviluppare questa disciplina come una grande narrazione, senza caricarla di sovrastrutture ideologiche, privilegiando inoltre la storia d’Italia, dell’Europa, dell’Occidente». Ecco, ci chiediamo tanto cosa significhi non caricare l’insegnamento della storia di sovrastrutture ideologiche.
Valditara deve essere un patriota nel senso più puro del termine. Grande attenzione e concentrazione soprattutto sulla storia della nostra bellissima e coltissima Penisola. Particolare attenzione ai popoli italici, antica Grecia ed antica Roma ed ovviamente, il Cristianesimo!!!
A proposito di religione: c’è di più
Sempre alle elementari, si propone una lettura attenta e continua della Bibbia, «per rafforzare le conoscenze delle radici della cultura italiana». E su questo, potremmo avere i nostri dubbi.
Novità in campo anche per la letteratura, a cui gli alunni avranno accesso già dalla prima elementare (anticipando così i tempi). Non possono mancare le innovative poesie da imparare a memoria «con cose più semplici all’inizio come filastrocche e scioglilingua». Imparare poesie a memoria è vano. Sono pochi i versi che riusciranno a sostentarti nel corso della vita, e amerai quelli più di altri perché li hai imparati senza doverli, per obbligo, memorizzare. Sono due cose diverse. Apprezziamo comunque il tentativo di far avvicinare i giovanissimi alla poesia.
Sempre alle elementari, una buona dose di epica classica, mitologia greca e orientale e saghe nordiche.
Rosa-rosae-rosae
Ragazzi miei, mettetevi l’animo in pace. Il latino diventerà obbligatorio a partire dalla seconda media con un’ora a settimana. Valditara spiega le tre motivazioni alla base della scelta : «Aprire le porte a un vasto patrimonio di civiltà e tradizioni; rafforzare la consapevolezza della relazione che lega la lingua italiana a quella latina; e poi c’è il tema, importantissimo, dell’eredità».
Sguardo avanti o ritorno al passato?
Tranne qualche punto sulla visione di film e sull’introduzione di Stephen King ed alcuni autori italiani contemporanei, le novità in senso stretto sono davvero poche.
Al netto del fatto che le discipline rivestono tutte, per motivi intrinseci, la stessa valenza, forse una svolta si sarebbe potuta promuovere, ma in un senso più progressista. Nessun accenno, ad esempio, all’educazione sessuale nelle scuole. Quindi potremmo avere una generazione in grado di saper declinare le parole in latino, ma non saper riconoscere la differenza tra un “no” ed un “sì”.


