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Al Teatro Piccolo Bellini torna “Mare di ruggine”, una favola che favola non è…

Dal 29 settembre, e fino all’11 ottobre, Mare di ruggine fa il suo eccezionale ritorno al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, dopo un tour nazionale che lo ha coronato come uno dei maggiori successi di critica e botteghino raccolti dalla nuova generazione di teatranti nostrani.

Ricostruire un senso comune

“Mare di ruggine” è una favola, anche se una favola non è, contro l’abbandono perpetuo. La voglia di riappropriarsi del bene comune, la lotta contro la privatizzazione e lo sciacallaggio. Immagine purtroppo di un incubo ancora presente.

Vincitore del Premio Nazionale della Critica 2025, «Mare di ruggine è una favola, anche se una favola non è». Così Antimo Casertano descrive la sua creatura, un racconto tramandato da un padre al proprio figlio. Che poi è di questo che si tratta: una storia familiare lunga cinque generazioni che percorre una strada parallela alle vicende dello stabilimento ex Ilva, poi Italsider di Bagnoli. 

Mare di ruggine

Lo spettacolo, infatti, dà voce a quelle generazioni che hanno creduto nella fabbrica come una promessa di riscatto, e che ora si rivolgono ai giovani, affinché loro possano immaginare un futuro diverso, libero dai mostri del passato. E perciò si riflette sul valore del lavoro, ma anche sulla perdita di identità industriale che ha afflitto e affligge l’Italia: si riflette sulla necessità di ricostruire un senso comune.

C’è, da parte di Antimo Casertano, una veemente volontà «di raccontare l’identità operaia, di sentirsi orgogliosamente parte di quella classe, delle lotte, delle conquiste, e soprattutto della sua fine».

‘O cantiere

È il racconto dell’unica alternativa che la fabbrica – ‘o cantiere – ha rappresentato per la mia famiglia in particolare e per tante, tantissime altre famiglie; a Napoli come a Taranto, a Genova come a Piombino.

Mare di ruggine

Giunti a questo punto, ben si intende che questa storia non può non tener conto del quadro politico, economico e sociale del nostro paese. Il cambiamento di quest’ultimo viene narrato nel bene e nel male, per mezzo dell’avanzare della Storia, e così per come attraversa le esistenze dei protagonisti – interpretati da un cast corale composto da Daniela Iola, Francesca Nicolais, Luigi Credendino e Antimo Casertano in persona –, i quali ne patiscono sulla propria pelle i risvolti più drammatici.

Un seme per il cambiamento

Assistiamo al racconto del diritto al lavoro e di come esso rappresenti l’unica certezza per vivere nella società. Perché Mare di Ruggine è anche un’indagine sulla vita e la morte, sull’amore e l’odio, sulle promesse e i compromessi, sui soprusi e il tentativo di riscatto sociale. In definitiva, è l’impegno morale di fare luce sulla vicenda dell’Italsider che da tanti, troppi anni, giace dimenticata al suo stato di abbandono: un racconto necessario.

Continuo a credere che le storie, quelle semplici, conservano una potenza e una magia che non invecchia mai: una storia semplice, come seme per il cambiamento, memoria di un periodo in cui l’unico argomento di interesse pare essere sempre altrove, inafferrabile, da qualche altra parte.

Mare di ruggine


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