Se l’offensiva dei ribelli Siriani verso Aleppo, capaci di avanzare per 17 chilometri in meno di due giorni, sembrava di per sé già straordinaria, considerando anche il fatto che io per fare 20 chilometri ci impiego una settimana; la conquista di Aleppo, città a nord della Siria a lungo culla dei gruppi armati che si oppongono al regime di Assad, da parte dei ribelli avvenuta ieri, era inimmaginabile fino a poche ore prima. L’azione è cominciata mercoledì, quando due diversi gruppi armati si sono diretti verso la seconda più importante città della Siria, senza incontrare quasi nessuna resistenza da parte dell’esercito di Assad.
Tutta colpa del Tafysh
La scarsa resistenza è in parte conseguenza del cosiddetto “tafysh”, diffusa pratica in medio oriente, ed anche in Italia meridionale, di corrompere i comandanti, o nel caso dell’Italia il medico di base, per prendersi dei lunghi, ma alle volte non meritati, periodi di vacanza. Prima di festeggiare però per il brutto quarto d’ora che sta passando Assad, dittatore sanguinario che non si è fatto nessun problema a sterminare la propria popolazione pur di mantenere il potere, cerchiamo di capire chi sono questi ribelli, in quanto, andando oltre ai cartoni animati giapponesi, che tanto ci piaceva guardare quando eravamo bambini, oggi ci rendiamo conto che nella realtà è sempre difficile distinguere i buoni dai cattivi; in medio oriente ciò però si trasforma in uno sport estremo. I nostri “eroi” anti Assad sono dei combattenti riuniti in una lega che si fa chiamare “al Fatah al Mubin”, “la Grande Conquista”, all’interno della quale, oltre ai “soliti” terroristi e fanatici, c’è anche uno dei tanti figli illegittimi di Al Qaida, Hayat Tahrir al Sham (HTS) organizzazione terroristica, secondo il Dipartimento di Stato americano, il cui leader è Abu Muhammad al-Jawlani.
Mi rinnegherai tre volte
Il nostro nuovo terrorista preferito però, forse in seguito ad un’epifania, negli ultimi anni ha totalmente rinnegato le sue origini, dichiarando che lui ed i suoi scagnozzi non vogliono in alcun modo creare problemi agli Stati Uniti d’America, e che anzi i rispettivi interessi si sono allineati. L’ultima frase può sembrare inquietante, ma, per la serie “il nemico del mio nemico è mio amico”, oggi Stati Uniti e l’organizzazione terroristica HTS hanno lo stesso villain, l’Iran; gli americani aiutano Israele a sconfiggere Hamas e Hezbollah, due importanti proxies iraniane; mentre gli ex terroristi, già mi sento di poterli definire così, stanno riprovando a spodestare Assad, fedele alleato del regime degli Ayatollah. Infine se per noi comuni mortali gli eventi degli ultimi due giorni sono stati una frizzante sorpresa, utili a farci uscire dalla monotonia quotidiana, Assad invece già sentiva puzza di tragedia, tanto che giovedì era andato da Putin ad elemosinare qualche bomba, senza troppo successo a quanto pare. Infatti i russi, impegnati a scaricare sull’Ucraina tutto quello che può esplodere in vista di un ipotetico negoziato, non riescono più a controllare le attività dei ribelli in Siria.
In conclusione
Ad oggi la situazione è molto complessa per il regime, che ha ammesso di aver perso il controllo di Aleppo, e di aver eseguito “un ridispiegamento strategico per rafforzare le linee difensive, mitigare l’attacco, salvaguardare i civili e i soldati e prepararsi a una controffensiva”. Intanto nuovi combattimenti si registrano anche nelle zone rurali intorno a Idlib e Hama, a sud di Aleppo. Infine, dato che non ci facciamo mancare proprio nulla, l’Esercito Nazionale Siriano, altro gruppo di ribelli anti governativi appoggiati dalla Turchia di Erdogan, ha aperto un nuovo fronte, dando vita ad un’offensiva da Al-Bab a Tadif contro le forze governative. Insomma si prevede una settimana frizzante per Assad. Quindi, provando a rimettere assieme i pezzi, possiamo concludere che la vittoria di Trump alle elezioni americane, e quindi l’ipotesi di un negoziato da concludere in 24 ore (non voglio mettere pressione a Donald, è una cosa che ha detto lui stesso) ha portato ad un’accelerazione del conflitto in Ucraina (è usanza diffusa attaccare duro prima di un cessate il fuoco, così da potersi sedere al tavolo delle trattative da una posizione di forza), che però ha ridotto la presenza russa in medio oriente, dando la possibilità ai ribelli di riprendersi Aleppo e mettere in pericolo il regime di Assad, alleato dei russi e dell’Iran.
“Il calcio è strano, Beppe” direbbe Caressa, ma le relazioni internazionali lo sono un pò di più.


