Il reato di tortura, in relazione ai diritti umani inalienabili, è oggi oggetto di un profondo dibattito. Da un lato le forze politiche reazionarie, mirano alla sua riduzione o eliminazione; dall’altro in tutto il mondo esistono ancora violazioni che invece obbligherebbero a soluzioni ben diverse. Ma entriamo più nello specifico.
Il 28 aprile 2004 uscì fuori la rivelazione scioccante dei maltrattamenti e delle torture dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, rimasti impuniti per 20 anni. I soldati americani ritratti nelle fotografie che girarono per il web sono stati condannati solo a qualche mese di reclusione. Solo nel 2008 iniziò il processo negli Stati Uniti per i soldati e gli alti in grado responsabili dell’accaduto, nonostante i numerosi tentativi di archiviazione.
Tra i maltrattamenti e le torture ricevute esce fuori un elenco spaventoso: scariche elettriche, violenza sessuale, diniego del cibo, minacce di aggressione dai cani, obbligo di restare nudi e sottoposti a getti d’acqua ghiacciata e bollente, bastonate sui genitali, fino a lunghi periodi di isolamento. Gli effetti psicologici e fisici continuano a farsi sentire ancora oggi, e la responsabilità delle torture ad Abu Ghraib è ricaduta su un gran numero di autorità statunitensi. A carico vi sono prove schiaccianti nelle istruzioni date alla polizia militare affinché questi metodi “ammorbidissero” i detenuti prima degli interrogatori.
Cos’è cambiato da Abu Ghraib?

Dal punto di vista della prevenzione e della repressione del reato di tortura, negli ultimi 20 anni il mondo non ha fatto molti passi avanti. Lo vediamo bene anche in Italia, dove la norma rischia di essere cancellata. Introdotto nel Codice Penale Italiano solo nel 2017, dopo quasi 30 anni di attesa dalla ratifica della Convezione delle Nazioni Unite, il reato di tortura rischia di essere abrogato.
Il reato di tortura, che oggi la Destra italiana vuole mettere in discussione, è considerato come un limite alle forze dell’ordine e ora, la stessa Destra, propone una legge per cancellare gli articoli 613 bis e 613 ter del Codice Penale. Le ragioni risiedono nella contrarietà alla proibizione odierna dell’utilizzo di violenza del personale delle forze di polizia, che può, secondo i membri del partito, essere legittimamente utilizzata in alcune situazioni nell’esercizio delle proprie funzioni.
Se il reato si abrogasse, un rigoroso uso della forza da parte della polizia potrebbe non configurare nel reato di tortura.
La Sinistra Italiana, insieme a Alleanza Verde, denuncia questa decisione in un momento particolarmente delicato come quello di oggi, in cui la situazione delle carceri italiane vede un susseguirsi di situazioni di inumanità. Un passo indietro nel Diritto Penale italiano di oltre 30 anni che ci riporta ai fatti del Diaz di Genova del 2001.
Giorgia Meloni, donna, madre e cristiana, premier italiano, aveva già promesso l’abolizione del reato di tortura ai poliziotti prima del voto. Lo testimonia una missiva indirizzata ad un sindacato autonomo di polizia, a Valter Mazzetti, segretario generale di Fsp Polizia di Stato, dove la premier prometteva che avrebbe abolito il reato di tortura non appena sarebbe arrivata al Governo. Con la promessa, inoltre, di far sparire i numeri identificativi per le forze dell’ordine. Insomma, ha trasformato tutto ciò in un disegno di legge, che cela la volontà di rendere una condotta particolarmente crudele in un semplice aggravante.
Il reato di tortura nel resto del mondo
Spostando lo sguardo sulla sfera interazionale, pochi giorni fa Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulle prigioni nel nordest della Siria, in cui sono trattenuti 11.500 uomini, 14.500 donne e 30.000 minorenni catturati dopo la sconfitta dello Stato islamico. 56mila persone prive di diritti, tenute in condizioni subumane, spesso non accusate di alcun reato.
Ancora, in Israele ci sono circa 9.500 detenuti e prigionieri palestinesi. Duecento sono minorenni. Il 40% è in detenzione amministrativa senza accusa né processo.
A febbraio l’Ufficio del difensore pubblico israeliano ha dichiarato che c’è “una crisi senza precedenti” nel sistema penitenziario, nel quale “persone condannate e in attesa di giudizio sono ammassate in ambienti inumani”; a causa di un “intollerabile sovraffollamento”, lo spazio a disposizione per ciascuna persona è di tre metri quadrati.
Le nostre domande
Da tale analisi noi ci chiediamo: se una legge che tutela la vita umana nella sua forma più intima sta per essere abrogata, tra quanto tempo diventeremo detenuti a piede libero?
E coloro invece che sono già detenuti in istituti, tra quanto tempo saranno torturati?
Quante “Abu-Ghraib” italiane nasceranno?
E ancora, se le forze dell’ordine, che sovrintendono allo svolgimento delle funzioni di tutela del cittadino, ci garantisce la protezione dai pericoli sociali, chi ci garantisce davvero che non ci scambino per il “nemico”?



Eccellente analisi ma soprattutto informazione su passaggi che anche nel nostro paese possono diventare più pericolosi di quello che già sono