Caserta vive un contrasto potente: dallo sfarzo Borbonico e il sogno di una città perfetta, alla realtà moderna con il rumore stanco di una provincia caotica, “fabbricata” in ogni suo centimetro.
La Reggia e San Leucio: passato di stucco e seta
La Reggia con le sue cifre da capogiro, tutte attorno al 12, o per i vicini partenopei “’e surdate”, come se questa maestosa architettura si proponesse di combattere una guerra: il progetto nasce proprio dalla volontà di far competere Caserta con le grandi capitali europee, come Versailles e Madrid.
Ma le battaglie sono fracassi silenziosi. Così, nel cuore della Reggia, lo Scalone d’Onore si presenta come un palcoscenico vuoto, che ospita il peso dell’ambizione di una famiglia tanto sfarzosa quanto umana. Proprio Ferdinando IV ne rappresenta l’ambiguità: voleva continuare il progetto paterno, ma allo sfarzo preferiva l’eccentrica umanità delle battaglie navali in miniatura.
La sua umanità emerge anche a San Leucio, dove controbilancia gli eleganti stucchi barocchi con l’utilità e la serietà morale dell’architettura industriale.
Ma, per l’Europa si potrebbe pensare il re come un giullare: mentre era ancora ignara dei nuovi ideali che il secolo a venire stava trascinando con sé, il re di una piccola città lontana, lontana, nel Sud Italia, stava già mostrando una coscienza morale senza precedenti. Era un re che celebrava matrimoni civili per sottolinearne l’impegno verso la corona, ma anche che credeva nella parità salariale tra uomo e donna, nel diritto allo studio.
L’illusione di Vanvitelli ferma al casello autostradale
Differente da San Leucio, industria che non minava la città, è la Caserta di oggi, caratterizzata da traffico e casermoni popolari. È un grigio esteso a lunga distanza, proveniente dai palazzi anonimi degli anni ’80, su cui l’occhio si perde non appena lascia alle spalle lo sfarzo vanvitelliano.
Se è vero che “chiusa una porta, si apre un portone”, qui l’unico portone è quello di una qualche fabbrica che compromette non solo il territorio, ma soprattutto quell’impegno volto a donare alla città una perfezione neoclassica. Non è solo un sogno del passato, per i cultori del “bello” il distacco dal silenzioso parco per i rumori dei clacson in una città sempre indaffarata, è negativo.
Un’identità policromatica
Ma come è possibile che la stessa città ospiti due sogni così distanti: il sogno Barocco del potere assoluto e il moderno dell’edilizia frenetica e disordinata?
Caserta non si vende come una cartolina perfetta: è proprio la dualità ad accentuare la sua particolare identità. Come i suoi spazi verdi dell’antico splendore contrastano coi grigi dei quartieri popolari, questa città racchiude lo sviluppo di un Barocco che ha da sempre fatto a pugni con il boom economico.


