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Il Diavolo Veste Prada 2: tra nostalgia e delusione

Il ritorno di un cult (molto atteso)

A vent’anni dal primo film, Il Diavolo Veste Prada 2 torna nelle sale cinematografiche come uno dei titoli più attesi del 2026. L’originale del 2006 è diventato negli anni un vero fenomeno culturale, capace di influenzare moda, linguaggio e immaginario collettivo.

Il sequel, diretto ancora da David Frankel e con il ritorno di Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt, riprende la storia delle protagoniste in un mondo profondamente cambiato, dominato dai social, dalla crisi dell’editoria e dalla trasformazione dell’industria della moda.

Di cosa parla il film?

La trama si sviluppa circa vent’anni dopo gli eventi del primo capitolo. Miranda Priestly, storica direttrice della rivista Runway, si trova a dover affrontare un settore in crisi, segnato dal declino della carta stampata e dalla crescente pressione del digitale.

Andy Sachs, ormai giornalista affermata, torna a incrociare la strada della sua ex capa, mentre Emily Charlton, un tempo assistente, è diventata una potente dirigente rivale. Il film ruota attorno a questa competizione professionale e alla lotta per la sopravvivenza di un intero sistema editoriale.

Non si tratta più solo di moda e glamour: il vero tema è il cambiamento, spesso spietato, del mondo del lavoro e dell’informazione.

Un tono più amaro e realistico

A differenza del primo film, leggero e ironico, questo sequel adotta un tono più riflessivo e disincantato. La narrazione si concentra sulle difficoltà del giornalismo contemporaneo, sui tagli economici e sulla perdita di centralità delle riviste tradizionali. Il risultato è una commedia meno brillante e più “pesante”, che sostituisce il fascino patinato con una visione più realistica e, per certi versi, pessimista del presente. Nonostante il grande successo al botteghino, con incassi molto alti già al debutto, il film ha ricevuto critiche contrastanti. Molti spettatori e critici parlano apertamente di delusione.

Le principali critiche riguardano tono troppo serio, che snatura lo spirito originale, e sceneggiatura debole e poco innovativa, considerata da alcuni confusa e piena di cliché. Il dato più interessante è il contrasto tra pubblico e critica. Da un lato, il film domina il box office e si conferma un fenomeno mediatico; dall’altro, fatica a lasciare un segno duraturo come il suo predecessore. In altre parole, Il Diavolo Veste Prada 2 funziona come evento commerciale, ma non convince pienamente come opera cinematografica.

Il sequel si presenta come un’operazione nostalgica che tenta di aggiornare una storia iconica ai tempi moderni, ma finisce per dividere profondamente il pubblico.

Per alcuni è un ritorno interessante e attuale; per altri, un’occasione mancata che dimostra come certi film, semplicemente, non avessero bisogno di un seguito.

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