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“Conclave”: il nuovo film sulla Chiesa

All’alba di un nuovo freddo giorno, la più potente e antica istituzione della storia annuncia “sedes vacans”: la sede pontificia è vacante, il Papa è morto. Tutti i cardinali sono chiamati a raccolta dal decano, Thomas Lawrence (Ralph Fiennes), per decidere su votazione chi tra loro sarà il nuovo vescovo di Roma. In un incalzante intreccio cinematografico che unisce finzione e realtà, Edward Berger ci porta all’interno di uno degli eventi più segreti del mondo, con una fotografia che in alcune scene quasi ti mozza fiato, tramite i giochi di colore e il simbolismo: questo è “Conclave“, il nuovo film sulla Chiesa.

Fra sorrisi, saluti, qualche minuto passato sul proprio smartphone e un tiro di sigaretta con i confratelli, tutti i cardinali sono in tensione per ciò che verrà deciso da lì a pochi giorni, e tutti si domandano la stessa cosa nel profondo del loro cuore:  “e se diventassi io il prossimo Papa?” 

Divisioni interne

Berger ci mostra la quasi ossessiva perfezione che anima il segregato mondo del conclave: dalle precisissime formule di giuramento da dover pronunciare prima di votare, dall’immacolato manto purpureo degli abiti dei cardinali sempre in ordine, alla millimetrica disposizione di piatti, sedie e posate alla mensa. Tuttavia la perfezione puramente materiale del conclave, non sembra rispecchiarsi appieno nei suoi membri. Slealtà, menzogna, simonia, corruzione… insomma, tutto ciò che è peccato serpeggia fra le schiere dei cardinali, persi in questo gioco di potere che li vede al contempo prede e predatori delle loro ambizioni.  

La Chiesa ci viene mostrata profondamente scissa fra fazioni progressiste e fazioni conservatrici, fra quelli che vogliono un mondo più tollerante e aperto, e coloro che invece vogliono richiudere Roma ancora di più in se stessa e nelle sue antiche tradizioni. 

Tuttavia, il mondo esterno, con i suoi bisogni, i suoi cambiamenti e i suoi temi si fa sentire con forza esplosiva e prorompe anche all’interno della stanza più inaccessibile. L’umanità e la storia fanno tremare più volte la terra durante il conclave, una distrazione terrena che però può essere vista come un segnale divino, un monito di Dio a scegliere non il meno peggio tra i candidati, ma il migliore, colui che davvero se lo merita. 

L’uomo ideale

Berger ci propone una visione priva di pregiudizi e luoghi comuni sul Vaticano, il più oggettiva possibile, seppur tratta da un romanzo. C’è un polo negativo fra i cardinali, rappresentato dai personaggi di Tedesco e Tremblay, uomini alla ricerca del potere, dell’opulenza e privi della sensibilità che dovrebbe caratterizzarli. Ma c’è anche un polo positivo, caratterizzato da uomini giusti e realmente cristiani, in continua lotta con le loro debolezze. Tra loro spicca il già citato Thomas Lawrence, il decano nobile e giudizioso che non desidera altro che compiere il suo dovere al meglio, servendo Dio e non la curia. La sua dedizione e il suo coraggio, nonché la sua mancanza di interesse nel diventare Papa, lo rendono, per la sua umiltà e modestia, il candidato apparentemente più adatto.

Fra investigazioni, verità nascoste e colpi di scena (che non vi raccontiamo per evitare spoiler), Roma troverà il suo vescovo nel più inaspettato dei cardinali: il cardinale Benitez, arcivescovo di Kabul. Fatto arcivescovo dell’Afghanistan da poco, arrivato per ultimo nel mondo dei cardinali, solo lui, che ha toccato con mano le sofferenze di coloro che il cardinale Tedesco e i suoi seguaci definiscono animali, sembra essere il più meritevole del potere pontificio. Solo lui, che ha conosciuto la povertà, la fame e la guerra sembra essere il più adatto ad ascoltare il grido dell’umanità, che chiede con prepotenza udienza. Come Lawrence, anche Benitez non era interessato al papato, ma solo a contribuire, insieme agli altri, a trovare l’uomo perfetto per questo ruolo.  

Il valore del dubbio

Ma l’uomo perfetto, non esiste e non può esistere. Perché tutti all’interno della Chiesa, nonostante gli orpelli, gli onori  e i lussi non restano che uomini, creature imperfette soggette al peccato, ma non per questo impossibilitate nel chiedere perdono. Ed è proprio questo che Lawrence vorrebbe vedere nel prossimo Papa: un uomo che possa sbagliare e chiedere perdono, che abbia dei dubbi e non delle certezze, che sia giusto, non perfetto.

È proprio tramite il valore del dubbio che Berger ci illustra quale sia la base su cui si erge tutta la potenza della Chiesa: la fede, non solo in Dio ma anche nel suo vicario, che nasce dall’incertezza.

Un finale scioccante

Il film sembra andare verso un lieto fine, una conclusione che tutti sapevamo sarebbe arrivata, perché un Papa, prima o poi, doveva pur saltare fuori. Ma è proprio sul più bello, quando siamo convinti che tutto stia andando per il meglio, che il decano Lawrence scoprirà un ultimo segreto, un’informazione che potrebbe mettere in pericolo tutto il mondo cristiano se si venisse a sapere, un segreto che riguarda proprio il futuro Santo Padre il quale, forse, è molto più di quello che sembra essere. 

Tutti i temi di “Conclave”

Il film di Berger ci mostra l’altra faccia del Vaticano, quella più profondamente umana, quella fatta di uomini semplici che talvolta, per la smania di potere, si dimostrano davvero piccoli e meschini, e di altri che invece rischierebbero tutto in nome della verità. Una Chiesa, quindi, non idealizzata né completamente osteggiata. 

Lo scavo in sé stessi, il conoscere davvero la persona che si è o che si vuole essere, diventa uno dei temi centrali del film, accanto ad un velato, ma non per questo meno importante, accento sulla questione del ruolo delle donne nella Chiesa. È infatti affascinante e molto apprezzabile l’attenzione che Berger mostra nei riguardi delle suore, emarginate al semplice ruolo di cameriere, cuoche e domestiche dei loro ben più prestigiosi confratelli, destinate ad occupare l’ultimo posto nella gerarchia religiosa. Il tema riguardante l’esclusione delle donne all’interno del mondo cristiano, si presenta più volte durante il dibattito fra i cardinali, e da semplice sottotrama di sfondo evolverà poi in un’inaspettata sorpresa che vi lascerà a bocca aperta.

Conclave si dimostra quindi un film sul mondo religioso ma nonostante questo anche estremamente laico nel raccontare i fatti, proprio perché la santità e la divinità restano lontane dal discorso cinematografico, e al centro vengono poste solo le idiozie e gli intrighi umani. Il regista ci porta con mano in quella che è la morale tanto attesa della pellicola, mostrandoci come nel suo film i cosiddetti “ultimi”, possano farsi strada fra i primi, agendo in modo decisivo. Ed è proprio nel personaggio di Benitez, il futuro Papa, che questa morale, “gli ultimi saranno i primi”, trova il suo paladino. 

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