Recentemente, il fenomeno ha raggiunto vette surreali: nel 2025, immagini di un Labubu lasciato sulla tomba di Karl Marx a Londra sono diventate virali, spingendo molti a commentare ironicamente il trionfo della merce sul filosofo che ne aveva denunciato il potere. Da qui una domanda: ma i comunisti mettono i Labubu?

Il Feticismo della merce
Secondo Marx, nel capitalismo l’oggetto smette di essere un prodotto del lavoro umano e diventa un “feto” dotato di vita propria, il cui valore appare magico, ed il Labubu è l’esempio perfetto. Il suo valore non deriva dalla plastica o dal costo di fabbrica, ma dall’aura di “esclusività” e “desiderabilità” che lo circonda. Il consumatore non vede più il lavoratore che lo ha prodotto, ma solo il “mostriciattolo” come fonte di status o felicità. Marx descriveva l’alienazione come il senso di vuoto del lavoratore moderno. Per colmare questo vuoto, il sistema offre piccoli oggetti di conforto. Molti sociologi associano il boom dei Labubu al cosiddetto Lipstick Effect (effetto rossetto): durante periodi di crisi economica o incertezza sociale, le persone rinunciano a grandi beni (case, auto) ma spendono compulsivamente in piccoli “lusso accessibili” per ottenere una gratificazione istantanea (dopamina).
La mercificazione del “cute”
Il termine “Late-stage Capitalism” viene spesso usato per descrivere situazioni in cui il mercato invade sfere assurde della vita umana, come il gioco o il collezionismo infantile, trasformandoli in pura speculazione finanziaria. Con il sistema delle blind boxes (scatole a sorpresa), Pop Mart trasforma l’acquisto in una forma di gioco d’azzardo legalizzato. Marx criticherebbe come la creatività artistica venga sottomessa a logiche di scarsità artificiale e algoritmi social. Marx analizzò come il capitale cerchi sempre nuovi modi per riprodursi. I Labubu sono diventati veri e propri asset finanziari. Alcuni modelli rari vengono rivenduti a prezzi folli (fino a 30-40 volte il prezzo originale), creando mercati secondari di pura speculazione che non hanno nulla a che fare con il “gioco” e tutto a che fare con l’accumulazione di capitale.

La “Zizek-izzazione” del Gadget
Slavoj Žižek, il filosofo che più di tutti ha analizzato come l’ideologia operi proprio quando pensiamo di esserne fuori, direbbe che il Labubu è l’oggetto “interpassivo” perfetto. Noi sappiamo che è un prodotto del capitalismo, ma il pupazzo “crede” per noi alla sua magia, permettendoci di continuare a consumare mentre facciamo finta di essere critici. Portare un Labubu sullo zaino mentre si partecipa a un corteo non è un errore, è la quintessenza della condizione postmoderna: l’estetica prevale sull’etica.
Vedere un Labubu sulla tomba di Marx è l’immagine definitiva del 2026: il filosofo che voleva abbattere il potere delle merci “osservato” da una delle merci più potenti e futili del nostro secolo.


