Sembra di star affrontando un nuovo sentimento: quello di essere sostituiti dalle macchine. L’intelligenza artificiale incombe su di noi. Preoccupandoci del futuro, dimentichiamo di consultare quelle pagine di storia che ci mostrano quanto la realtà si riproduca identica a sé stessa. È bene ricordare che questa preoccupazione dal sapore “Matrixiano” è già stata affrontata: sin dagli albori del mondo contemporaneo troviamo infatti corrispondenze dove rifiutiamo da sempre il cambiamento radicale.
La rivoluzione industriale
Era il 1779, degli operai inglesi, guidati da Ned Ludd, distruggono i telai meccanici della fabbrica in cui marcivano, intimoriti da quella efficienza sovrumana delle “Spinning Jenny”, la fiducia nel progresso tecnologico come sinonimo di progresso umano accecava i grandi capitalisti e torturava gli operai. Non era più necessario assumere così tanti uomini, un macchinario poteva svolgere in un giorno ciò per cui loro avrebbero impiegato settimane. La reazione a tutto ciò fu trasformativa: inizia la rivoluzione industriale che apre le porte a una nuova realtà.
L’elettricità e la meccanizzazione
L’introduzione dell’elettricità nel tardo XIX secolo, da parte di Nikola Tesla, portò a una trasformazione radicale nelle fabbriche e nelle case. Anche in questo caso, non si ridusse il numero di posti di lavoro, ma si trasformò. Nuove opportunità lavorative si crearono: la manutenzione degli impianti elettrici e servizi di assistenza alle nuove tecnologie. L’introduzione dell’elettricità migliorò le condizioni di vita, permettendo il progresso in altri settori, come l’illuminazione domestica e i trasporti.

Internet e tecnologia
Quando per la prima volta, negli ultimi decenni del secolo scorso, cominciarono ad entrare nelle case di tutti televisori, computer e cellulari, si temeva l’alienazione e la conseguente meccanizzazione delle menti, dilagava il terrore di una perdita del senso critico che solo la lentezza della vita reale poteva conferire. Uno sguardo d’insieme ci lascia scorgere invece la possibilità data a molti creator di dare un contributo sociale tramite uno schermo nella loro cameretta.
Dunque, un aspetto ricorrente nella storia è la naturale resistenza al cambiamento. Il timore verso l’ignoto, verso ciò che non comprendiamo pienamente, ci porta spesso a erigere barriere invece di costruire ponti. Se c’è una lezione che la storia ci insegna, è che il progresso non si arresta. Rifiutare l’AI o tentare di limitarne lo sviluppo significherebbe rinunciare a un potenziale inestimabile. La vera sfida sta nel definire regole etiche e sociali che permettano di usarla a beneficio dell’umanità garantendo che nessuno venga lasciato indietro.
di Geremia Esposito e Davide Cutaneo


