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L’insostenibilità di Milano Cortina 2026

Li avevano pubblicizzati come i giochi olimpici più ecosostenibili della Storia: ora che siamo giunti alla conclusione delle Olimpiadi Milano Cortina è arrivato il momento di porre l’attenzione sugli sforzi e le criticità che in occasione dell’organizzazione di quest’evento dalla portata internazionale sono emerse, senza poter essere trascurate.

Un obiettivo fin troppo ambizioso

È da poco calato il sipario sulla 25esima edizione dei Giochi Olimpici Invernali, una manifestazione totalizzante che ha visto i nostri atleti eccellere in ben 30 discipline, portando a casa 14 medaglie di bronzo, 6 di argento e la bellezza di 10 ori. Eppure, guardando oltre i meriti sportivi di cui gli azzurri hanno dato sfoggio tra le discese innevate e le piste di ghiaccio lisciato, c’è un altro primato — attinente questa volta il rispetto per l’ambiente e le comunità che lo popolano — che da anni personalità politiche e comitati organizzatori sbandierano e attribuiscono a Milano Cortina 2026.

Questa, infatti, è stata la prima olimpiade a sobbarcarsi l’impegno di seguire le nuove linee guida dettate dall’Agenda Olimpica 2020, una serie di direttive promosse dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) in risposta alle crescenti perplessità in merito all’impatto negativo dei giochi sull’ecosistema locale e i fondi pubblici.

Ovviamente, però, i risparmi, energetici quanto economici, si sono rivelati ben al di sotto delle aspettative, con costi lievitati dall’1,5 miliardi di budget iniziale agli oltre 6 miliardi di euro effettivamente spesi, per dei lavori che saranno completati tra non meno di sette mesi, ad ottobre di quest’anno.

Tra faglie e frane

Le Olimpiadi per la prima volta si adeguano al territorio, e non, come avvenuto in passato, il contrario.

Chissà se Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia in quota Lega, sia ancora dello stesso parere a seguito dello smottamento che, ad agosto 2025, ha originano una faglia lunga 30 metri ai piedi di uno dei piloni impiantati per reggere la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes. Un ampio telone giallo soggiace sull’area interessata, cercando di coprire maldestramente una spaccatura che divide di 50 centimetri le due estremità. Il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi ha, poi, cercato di rassicurare: «La faglia è molto superficiale, abbiamo osservato tutte le precauzioni del caso».

Milano Cortina: Attilio Fontana

Agli occhi di numerosi esperti del settore, del resto, l’iniziativa di svolgere le Olimpiadi sulle Alpi è fin da subito apparsa alquanto azzardata, in un periodo storico in cui queste sono notevolmente soggette alle frane e allo scioglimento del permafrost.

Il prezzo di una cartolina

La vicenda dello smottamento successivamente è giunta in tribunale, attraverso una causa portata avanti dagli abitanti delle due frazioni situate in prossimità del cantiere.

I cittadini del posto, in effetti, si sono dimostrati ben poco entusiaste dell’organizzazione dell’evento, da molti visto come l’ennesimo sacrificio a vantaggio degli albergatori e dei ristoratori, gli unici per cui una maggiore visibilità costituisce una risorsa.

Il Comune si occupa solo di questo evento, gli altri problemi sono scomparsi. Alloggi, sanità, istruzione: ora questi temi non importano a nessuno.

Milano Cortina: turisti a Cortina

Così non si fa che vendere la stessa inflazionata immagine da cartolina, quella di un piccolo comune di montagna trasformato in attrazione turistica per un mercato fagocitante. Nel mentre, le strade di Cortina si bloccano, i parcheggi si affollano e i prezzi aumentano.

Alberi espiantati

E, laddove da sempre vige una stretta connessione tra l’uomo e la propria terra, in un equilibrio che finora aveva stemperato finanche la spietatezza dell’edilizia — attraverso le plurisecolari “regole d’Ampezzo” —, diventa assai complicato digerire l’abbattimento di ottocento larici per la costruzione della nuova pista da bob. Il ministro dello sport Andrea Abodi ha promesso di piantare ottomila nuovi alberi a titolo compensativo ma, per adesso, non resta che la desolazione.

«Non sarebbe mai dovuto accadere, quegli alberi erano protetti», ha spiegato Silverio Lacedelli, che vive nella zona colpita e aveva l’abitudine di passeggiare tra i larici in compagnia del suo cane. Sotto i loro rami avevano camminato i soldati della prima guerra mondiale: furono piantati per combattere l’erosione del suolo, dopo che una frana aveva spazzato via due villaggi.

Un paradiso artificiale

Infine, è impossibile ignorare gli ingenti quantitativi di acqua ed elettricità necessari al fine di innevare artificialmente le vette italiane. Ad oggi, degli studi condotti da Irpi Media evidenziano come il 90% delle piste nostrane dipenda dall’innevamento artificiale, inizialmente introdotto come mera opzione di supplemento da adoperare esclusivamente in casi estremi.

Secondo una stima, ricoprire di neve un chilometro di piste da sci arriva a costare tra i 30 e i 40mila euro. Per mantenere il ghiaccio sulla pista da bob è stata utilizzata l’energia equivalente a quella prodotta da 7mila frigoriferi.

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