Lunedì 20 gennaio, in una Washington in versione congelatore, si è tenuta la cerimonia di insediamento di Trump, che è diventato ufficialmente il 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Oltre al pomposo e noioso rituale (che ci siamo dovuti sorbire) sono successe molte altre cose “sorprendenti”.
Altro che Masaniello
Innanzitutto mentre i capi di Stato/governo invitati alla cerimonia erano nelle retrovie, la prima fila era occupata da tutti i super ricchissimi della Silicon Valley (a cui tra l’altro quella prima fila è costata veramente moltissimo); aggiungiamo il fatto che il “presidente ombra”, Musk, è l’uomo più ricco del mondo e proprietario di X (tra le altre cose), è facile intuire che il nuovo esecutivo americano sarà una sorta di tecnocrazia di oligarchi californiani. Altro che il governo del popolo, disposto a tutto pur di difendere i più poveri. In ogni caso la campagna elettorale è finita, quindi per Trump & Co. non c’è più bisogno di nascondersi.

Mars moment
Il primo momento “forte” della giornata sarebbe dovuto essere il discorso di Musk; uso il condizionale perché le cose sono andate in maniera un po’ diversa. Infatti Musk ha parlato quasi esclusivamente di Marte, tema magari pure interessante, ma non in grado di attirare l’attenzione dei “terrestri” lì presenti per sentire cose “terrestri”. Allora Musk, per aizzare la folla, è tornato sul sempre affidabile fascismo, abbandonando il palco dopo aver fatto il saluto romano.

Il ritorno della super star
A quel punto è arrivato Donald con un discorso (letto interamente dal gobbo) recitato in maniera noiosa ma ricco di spunti “interessanti”. Oltre ai soliti slogan “il declino americano è finito” o “l’epoca d’oro dell’America comincia esattamente ora”, Trump ha annunciato che avrebbe firmato a breve alcuni ordini esecutivi (cosa che poche ore dopo è effettivamente accaduta). In ordine: dichiarare lo stato d’emergenza col Messico (per la questione migratoria), uscire dagli accordi di Parigi sul clima, abolire lo ius soli (cittadinanza americana automatico in caso di nascita sul territorio americano) e rinominare il Golfo del Messico in Golfo d’America (io pensavo scherzasse, invece ci tiene proprio).
Sembra incredibile ma la cosa più sorprendente deve ancora arrivare: Trump infatti ha promesso un ordine esecutivo per “stabilire la realtà biologica del maschile e del femminile e proteggere le donne dall’ideologia gender”. Certo l’ultima non ha proprio un senso, ma anche le altre promesse/minacce sono tutte da realizzare, dato che gli ordini esecutivi hanno effetti limitati (in caso contrario il Presidente Usa sarebbe un dittatore), e per cambiare davvero le le cose saranno necessarie delle leggi approvate dal Congresso. Quindi certo i fuochi d’artificio non sono mancati, ma ciò non significa che la “festa” sarà un successo.

Dopo il discorso ufficiale c’è stato quello “vero”, in una sala più piccola, dietro le quinte e con una platea composta dai suoi sostenitori. Donald a quel punto, riprendendo le care vecchie abitudini, è andato a braccio, parlando ancora dei soliti temi: le elezioni rubate, il del deep State e tutto il campionario di cose che abbiamo imparato a memoria, ricordando a tutti noi che 4 anni dopo la sua prima elezione nel mondo molte cose sono cambiate, ma lui no.


