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La rielezione di Trump spiegata da Freud

Lo scorso 20 gennaio Donald Trump è diventato il 47° presidente degli Stati Uniti D’America. Nonostante il suo essere un personaggio a dir poco divisivo è indubbia la sua capacità di riscuotere consensi. Inoltre, sebbene sia pubblicamente parecchio denigrato da una grande fetta della popolazione statunitense e mondiale, nonché da diversi personaggi noti al pubblico, la sua risalita denota una grande schiera di fedeli ancora ben radicata. Ma quindi, se Trump possiede così tanti detrattori perché è di nuovo uno degli uomini con più potere al mondo?

Chiediamolo alla psicologia

La rielezione di Donald Trump può essere analizzata attraverso diverse prospettive psicologiche che aiutano a comprendere l’attrazione esercitata su una parte significativa dell’elettorato.

In un’ottica psicoanalitica si potrebbe dire che Trump faccia appello alle pulsioni primarie. Il Presidente riesce a connettersi con le pulsioni più profonde degli individui, incoraggiando l’espressione di desideri repressi e istinti primordiali. Questo approccio può creare un senso di identificazione e appartenenza tra il leader e i suoi sostenitori, trascendendo le questioni materiali e facendo leva su bisogni psicologici fondamentali.

Per di più, studi psicologici indicano che, in periodi di crisi o disordine (come d’altronde quello attuale), una parte della popolazione può sviluppare una predisposizione verso l’autoritarismo, cercando leader che promettono ordine e sicurezza. Trump, con la sua retorica focalizzata su legge e ordine, può aver fatto leva su queste inclinazioni, offrendo soluzioni semplici a problemi complessi e rassicurando gli elettori preoccupati per il futuro.

Ma chi sono questi elettori?

Trump ha conquistato la parte dell’America costituita da uomini bianchi, di età superiore ai 50 anni, con un livello di istruzione più basso, residenti in aree rurali e nella maggior parte dei casi conservatori religiosi.

Facciamo un bel riassuntino dei risultati elettorali, che qua non si capisce più niente.

  • Non laureati: 62% ha votato Trump. Perché? Perché lui dice ‘Facciamo l’America grande di nuovo!’ e loro: ‘Grande va benissimo, meglio ancora se gratis’. Harris parlava di equità e uguaglianza, troppo faticoso da seguire.
  • Laureati: 54% per Harris. Questi hanno capito che Trump non sapeva dov’è l’Europa, e si sono spaventati. Harris quantomeno aveva dato qualche esame di geografia all’università.
  • Master e dottorati: 61% per Harris. Chi ha un master è abituato a soffrire, e Harris li ha capiti. Trump, con la sua semplicità, sembrava uno che non ha mai aperto un manuale. E per i dottorati questo è un crimine gravissimo.”

La retorica di Trump crea un forte senso di comunità tra i suoi sostenitori, rafforzando l’identità collettiva attraverso slogan come “Make America Great Again”. Molti elettori apprezzano il linguaggio non filtrato e lo percepiscono come autentico e onesto, anche quando controverso. Elettori che si oppongono a temi come l’immigrazione, i diritti LGBTQ+ o il multiculturalismo spesso si identificano con la promessa di Trump di preservare un’idea tradizionale dell’America.

Morale della favola: Trump ha preso i ‘pratici’, Harris i ‘teorici’. Alla fine, è come scegliere tra chi fa il barbecue e chi ti prepara il menù degustazione.

Lo stesso Trump ha dichiarato di puntare sui “poorly educated”.

Diverse testate giornalistiche americane hanno sostenuto che il supporto ottenuto dal nuovo presidente possa essere in gran parte spiegato dall’ignoranza degli elettori. 

In psicologia esiste un fenomeno chiamato effetto Dunning-Kruger che descrive un bias cognitivo per cui individui con bassa competenza in un determinato ambito tendono a sopravvalutare le proprie capacità. Le persone con scarse competenze non possiedono le conoscenze necessarie per riconoscere la loro stessa incompetenza.

Dunque, il problema non sarebbe la disinformazione ma l’inconsapevolezza della stessa.

Questo effetto applicato alla politica può influenzare sia gli elettori che i leader politici.

Tra gli elettori si insinuano convinzioni infondate e sicurezza eccessiva: elettori con scarsa conoscenza politica spesso si sentono estremamente sicuri delle loro opinioni; si scatena una resistenza a correggersi che genera una diffusione di disinformazione: la fiducia eccessiva li rende più inclini a condividere notizie false o non verificate, alimentando cicli di disinformazione.

Tra i leader politici salgono al potere individui incompetenti, ma sicuri di sé. Candidati con una conoscenza limitata di economia, diritto internazionale o gestione pubblica possono presentarsi come “esperti” grazie alla loro sicurezza. La semplificazione eccessiva diventa l’arma preferita di questi leader che, con una comprensione limitata, tendono a ridurre questioni complesse a soluzioni semplicistiche, attirando elettori che cercano risposte immediate.

L’effetto Dunning-Kruger ci insegna che la vera competenza include non solo sapere, ma anche comprendere quanto non sappiamo.

Ma perché Donald Trump conquista le masse nonostante tutti i suoi oppositori?

L’ignoranza pluralistica è un fenomeno psicologico e sociale in cui la maggior parte delle persone in un gruppo condivide privatamente un’opinione o un dubbio, ma crede erroneamente che gli altri abbiano opinioni diverse e conformi a una norma percepita. Questo può portare a comportamenti collettivi basati su convinzioni che non riflettono realmente ciò che il gruppo pensa o desidera.

Come si manifesta nella politica?

Gli individui possono dissentire privatamente da un leader o una politica, ma non esprimere il loro disaccordo perché credono che la maggioranza sostenga quella posizione. Questo porta a una falsa impressione di consenso e perpetua il potere del leader o l’approvazione di una politica.

Il conformismo sociale fa sì che, in contesti polarizzati, le persone possono evitare di esprimere opinioni controverse per paura di essere ostracizzate o attaccate. Questo porta alla soppressione del dibattito e al rafforzamento di narrative dominanti, anche se non sono ampiamente condivise.

Inoltre, gli elettori possono astenersi dal votare per un candidato alternativo, pensando che altri non lo sosterranno, creando un circolo vizioso che favorisce i candidati percepiti come popolari.

Tutto ciò comporta il rafforzamento delle élite: i leader politici possono mantenere il potere più a lungo se l’ignoranza pluralistica impedisce la mobilitazione contro di loro, e il declino della democrazia: la mancata espressione di opinioni autentiche mina il dialogo democratico e favorisce politiche che non rispecchiano la volontà del popolo.

In conclusione, sebbene sembri un episodio di Black Mirror diretto da Michel Bay, la rielezione di Trump è realta. Alla fine, l’America deve aver deciso: meglio il caos conosciuto che l’ordine sconosciuto. Gli americani hanno detto: ‘Vogliamo il sequel, e vogliamo che sia ancora più esagerato del primo film!’ Prepariamoci ad una politica con un cliffhanger al giorno, con legislazioni decise su twitter nella quale ogni discorso finisce con un ‘E voi siete tutti licenziati!’

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