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Caldo estremo: non possiamo rimanere a guardare il nostro mondo che brucia

Treni cancellati, ospedali in difficoltà ed abitazioni invivibili: l’Europa è stata travolta dal caldo estremo, raggiungendo temperature inedite e preoccupanti. Eppure i governi continuano ad ignorare una crisi climatica che ha radici profonde, e che oggi minaccia prepotentemente il nostro futuro.

Strade irriconoscibili

La scorsa domenica mi trovavo a Napoli con la mia ragazza: avevamo organizzato una giornata di passeggio nel centro storico, condita da una visita alla cappella Sansevero ed una camminata all’orto botanico in via Foria.

Purtroppo, però, i nostri piani non sono andati a buon fine e, poco dopo essere usciti dalla basilica del Cristo Velato, ci siamo ritrovati a dover lasciare di tutta fretta le strade roventi della città. Quello squarcio tra Via Mezzocannone e Piazza Dante, storicamente animato da librerie, negozi di artigianato ed un guazzabuglio di visitatori, in quel primo pomeriggio estivo, era stato avvolto da un caldo asfissiante, a tal punto da renderlo irriconoscibile.

Vi era un’afa opprimente, a causa della quale la mia ragazza si è sentita, tutta d’un tratto, senza forze, quasi stesse per perdere i sensi. Per fortuna, si è poi ripresa al fresco dell’aria condizionata di casa.

Caldo estremo: Napoli

Quello che lei ha vissuto sulla sua pelle non è che uno dei numerosi episodi avvenuti nelle ultime settimane, in una Europa occidentale a cui la natura ha restituito il conto di decenni di politiche inquinanti e del menefreghismo sistematico da parte dei nostri governanti. Assistiamo, dunque, alle conseguenze nefaste delle scelte di una classe dirigente miope, che ha ripetutamente deciso di ignorare gli eventi più estremi a favore del solito e distruttivo imperativo economico. E tutto ciò a costo del nostro futuro.

Un effetto perturbante

Spesso e volentieri ci troviamo esposti a un effetto perturbante quando il confine tra fantasia e realtà si fa sottile, quando appare realmente ai nostri occhi un qualcosa che fino a quel momento avevamo considerato fantastico.

Sigmund Freud

Nel Regno Unito è stata raggiunta la temperatura più alta nella storia per il mese di giugno: 36.9 gradi a Wattisham, nel Suffolk. In Germania, hanno registrato la temperatura notturna più alta di sempre: 26.2 gradi a Bad Bergzabern, in Renania-Palatinato.

Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg: l’intero continente è stato colpito dall’ondata di calore più intensa e diffusa della sua storia, un fenomeno opprimente aggravato dalle emissioni di gas serra e reso ancora più intollerabile dai ripetuti fallimenti nella gestione delle problematiche che il caldo ha causato. Come illustra El País:«Oltre a costituire una grave minaccia per la salute, soprattutto dei più anziani, l’aumento delle temperature ha evidenziato gravi mancanze nei trasporti, nella sanità, nelle scuole, negli alloggi». Per riassumere, ciò che diffusamente manca è la capacità di garantire le condizioni essenziali per lo svolgimento dell’ordinaria vita quotidiana di centinaia di milioni di persone.

Un continente nel caos

Partendo dalla Francia: le scuole sono state chiuse, gli esami cancellati, gli orari di lavoro modificati. Un treno su dieci è stato soppresso a causa di avarie negli impianti di condizionamento o di problemi sulla linea. La metà delle abitazioni – circa dieci milioni – sono state classificate come non adatte a temperature così alte dal Centre Scientifique et Technique du Bâtiment. Quattro bambini sono morti dentro auto roventi. 

Caldo estremo: Francia

Passando alla Germania, l’88% delle case non sono munite di aria condizionata, e molti edifici non possiedono neanche le persiane. Sono stati cancellati eventi e attività culturali, come la Fiera del Libro di Berlino. Alcuni tratti dell’autostrada tra Berlino e Hannover sono stati chiusi nel timore che l’asfalto cedesse.

Concludendo col Regno Unito, anche lì molti treni sono stati cancellati, mentre altri hanno subito ritardi poiché la loro velocità è stata limitata. La maggioranza delle scuole è rimasta chiusa: solo pochi istituti hanno un sistema di climatizzazione. E chi ha bisogno di recarsi in ospedale è invitato a non portare con sé molti accompagnatori, dato che ogni persona in più contribuisce a far salire la temperatura negli edifici.

L’anomalia diventa normalità

La verità è che il cambiamento climatico sta riscaldando l’Europa più rapidamente di qualsiasi altro continente, a causa delle dinamiche locali e della vicinanza all’Artico che si scioglie. L’ondata di caldo attuale non fa eccezione: uno studio pubblicato il 26 giugno dal World Weather Attribution ha concluso che 50 anni fa un fenomeno simile sarebbe stato “virtualmente impossibile”.

Ma non solo, perché i ricercatori avvertono anche che gli europei possono aspettarsi di vedere più eventi di questo tipo, con l’avanzare del cambiamento climatico. «Quello che un tempo era raro è diventato la norma», ha spiegato Erik Fischer, climatologo del Politecnico federale di Zurigo: «I record di temperatura vengono superati continuamente, ovunque e spesso con margini considerevoli».

Protestare per sopravvivere

A differenza degli anni Settanta, quando si pensava che la gente fosse in grado di badare a se stessa, oggi le autorità sentono il bisogno di dare lezioni alle persone sui rischi delle alte temperature.

Eppure, perfino di fronte all’evidenza di una crisi epocale dell’equilibrio climatico, proliferano gli scettici ed i negazionisti del pericolo. È questo il caso dell’editoriale uscito sul The Telegraph con il titolo L’allarmismo sul caldo tratta i cittadini come bambini, secondo il quale, invece di diffondere avvertimenti, i governi dovrebbero semplicemente confidare sul fatto che le persone “prenderanno le dovute precauzioni”. Ciò nonostante svariate ricerche ed analisi abbiano dimostrato come gli avvertimenti e le raccomandazioni possano salvare vite, come fa ben notare George Monbiot sul The Guardian:

Non è una novità vedere editorialisti che dalle loro case graziose, dai viali alberati o dagli uffici con l’aria condizionata esortano gli altri a tenere duro. Ma la disparità di classe nel proteggersi dalle alte temperature è particolarmente acuta, laddove molte case ed edifici pubblici sono terribilmente inadeguati ad affrontare il caldo estremo.

Parliamoci chiaro: probabilmente la tesi dell’afa passeggera con cui tocca convivere con tranquillità (ed una generosa dose di pazienza) non è che uno degli innumerevoli approdi teorici di quella parte politica o ideologica che proprio non vuole ammettere la tragedia climatica. O, meglio, di chi non può ammetterla per i più avidi e beceri motivi di interesse: sono coloro che dei combustibili fossili nutrono il proprio guadagno – o chi, per loro conto, si batte –, e che alla prima ed occasionale ventata d’aria fresca sono pronti a rinnegare tutto, riprendendo a scagliarsi contro le politiche green che, pur timidamente e con continui ripensamenti, talvolta vengono approvate.

Dopottutto, però, tiro un gran sospiro e mi convinco che sia il nostro pianeta in realtà a mandarci un messaggio: protestate per sopravvivere. Altrimenti? Altrimenti un giorno, quando il bilancio della crisi sarà diventato irreversibile (per cui poco manca) oltre che insostenibile (che in fondo già lo è), solo allora ci chiederemo perché siamo rimasti a guardare mentre il mondo bruciava sotto i nostri stessi occhi.

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