Ogni anno la storia si ripete: arriva l’estate e, insieme al caldo torrido, scoppia la FoMO, the Fear of Missing Out, quella costante paura di perdersi qualcosa. Non bastano i 40 gradi all’ombra e le punture di zanzara che ti fanno chiedere se ti verrà la febbre del Nilo, ti devi pure sentire in colpa se non stai sorseggiano un Gin Tonic fatto male ad Ibiza.
Il confronto con gli altri: la FoMO sui social
Quel senso di ansia e inadeguatezza che nasce quando percepiamo di perderci qualcosa di importante che gli altri invece stanno vivendo ci insegue come un’ombra ogni volta che apriamo i social: amici a Mykonos, parenti in Kenya, perfetti sconosciuti in Sardegna… e noi invece siamo sdraiati sul divano a decidere se mangiare un Magnum o un Cornetto. Iniziamo a chiederci perché tutti stanno vivendo un’estate da film e noi invece non riusciamo neanche a scegliere un film su Netflix.
Le reazioni sono due: c’è chi si butta nelle attività più improbabili solo per poter dire di aver fatto qualcosa, e chi invece si impigrisce e si abbandona alla noia. In entrambi i casi si è accompagnati da un senso di frustrazione costante, come se ciò che stiamo facendo non fosse comunque all’altezza di ciò che vediamo fare agli altri.
FoMO settembrina: e mo che dico?
Quella strana felicità che ci porta settembre, quando finalmente smettiamo di vedere tutte le gite in barca dei nostri amici, lascia presto spazio ad un altro tipo di ansia: e quando tutti loro mi racconteranno delle loro vacanze, io cosa dirò? Il confronto smette di essere con ciò che stanno facendo gli altri e inizia ad essere con cosa hanno fatto. Ti trascini dietro il senso di inadeguatezza per non avere nulla di entusiasmante da raccontare. Nasce la sensazione di non essere abbastanza, di aver sprecato tempo, pensi a tutte le cose che avresti potuto fare e ti flagelli perché avresti potuto organizzarti meglio. Ma è davvero così?
FoMO: ha quest’acqua un senso?
C’è un dettaglio che dimentichiamo spesso: non è detto che le estati degli altri, quelle che ci sembrano scintillanti e impeccabili, lo siano davvero. Dietro le foto di un tramonto perfetto potrebbe esserci una coda insopportabile in autostrada, un vicino di ombrellone fastidioso o un litigio perché il ristorante instagrammabile in realtà è troppo costoso. Il divertimento non è una misura universale e ciò che per qualcuno è il massimo per qualcun altro può essere un incubo. C’è chi alla discoteca preferisce un buon libro, e non è detto che passare il Ferragosto dormendo sia meno valido di fare un falò in spiaggia. È solo diverso.
A volte dimentichiamo che, in realtà, tutti d’estate moriamo un po’. Anche chi colleziona timbri sul passaporto può sentirsi insoddisfatto, perché l’insoddisfazione non dipende solo da quanto facciamo, ma da come lo facciamo, come ci sentiamo facendolo e quando smettiamo di farlo. È un sentimento umano, quasi inevitabile. Fare tanto non equivale ad essere felici. E si può essere felici anche facendo poco.
E con questo non vogliamo essere ipocriti: annoiarsi fa schifo, e fa ancora più schifo non poter fare ciò che in realtà avremmo voluto fare. Ma bisogna anche ricordare che non siamo responsabili di ciò che non possiamo controllare. Forse la chiave sta qui: ricavare il meglio da quello che la nostra realtà ci offre, senza inseguire la vita degli altri come se fosse l’unico modello possibile.
Il dolce far niente
Il consiglio? Fregarsene. Godiamoci il nostro gelato sul divano come se fossero ostriche a Capri. Prepariamoci per la nostra passeggiata serale attorno all’isolato come se stessimo andando sul lungomare di Saint Tropez. Magari facciamo un piccolo sforzo in più e organizziamo un picnic nel parco più vicino. O andiamo a prenderci un po’ di aria condizionata al centro commerciale se il polline ci fa starnutire. E se qualcuno ci racconta della sua strepitosa estate in Thailandia sorridiamo e annotiamola come idea per il futuro o archiviamola come esperienza che mai nella vita riusciremmo a fare. Solo smettendo di paragonarci agli altri possiamo ritrovare la serenità nelle piccole cose quotidiane. Alla fine l’unica cosa certa è che d’estate sudiamo tutti.


